I Nostri Obiettivi

I Laboratori Civici Popolari a sostegno della Famiglia

I laboratori civici popolari si impegneranno direttamente per promuovere e attuare iniziative a sostegno della famiglia, quale cellula base della società civile, secondo quanto indicato dai principi costituzionali: “la Repubblica riconosce i diritti della famiglia come società naturale fondata nel matrimonio”.
I laboratori civici potranno adottare, in base alle specificità locali, progetti autonomi e sperimentali per meglio raggiungere gli scopi di sostegno alle famiglie.
In particolare i laboratori civici dovranno promuovere un modello di famiglia aperto alla vita, che si concretizza con l’accoglienza dei dono della vita mediante i figli generati nel matrimonio, ove questo non fosse possibile per limiti naturali, i laboratori dovranno sostenere queste coppie supportandole1 nell’eventualità di adottare dei figli secondo le modalità previste dalle normative vigenti. L’iniziativa e l’attività del laboratorio civico deve essere sempre indirizzato secondo i principi fondamentali dei diritti dell’uomo e del rispetto della dignità umana e secondo i principi della dottrina sociale cattolica.

 

 

I Laboratori Civici Popolari si adoperano per la Famiglia

2I laboratori civici popolari all’interno delle iniziative a sostegno delle famiglie, si impegneranno direttamente per promuovere e attuare strategie a sostegno delle donne lavoratrici, mediante apertura di asili nido o centri di assistenza all’infanzia; queste iniziative potranno essere affrontate in sinergia con le associazioni no profit già operanti nel settore; si potranno valutare progetti di apertura di strutture per l’infanzia in regime di sussidiarietà e con l’apporto di risorse umane fornite da associazioni di volontariato o fornite dal comune. L’accesso a queste strutture sarà comunque regolato dalle liste bandite dal comune secondo le ordinarie procedure previste dal relativo assessorato. Il Contributo del laboratorio Civico Popolare a questo tipo di iniziativa è finalizzato esclusivamente agli obiettivi di sostegno alle donne e alle famiglie ed esclude qualsiasi beneficio economico. Il Comune dovrà contribuire secondo quanto di competenza sia per favorire queste iniziative, secondo il principio di sussidiarietà, partecipando sia economicamente sia operativamente. Il laboratorio Civico popolare potrà coinvolgere enti benefici o benefattori per realizzare queste iniziative.

I Laboratori Civici Popolari a sostegno della VITA

I laboratori civici popolari si impegneranno direttamente per promuovere e attuare iniziative a sostegno della vita, dal suo concepimento alla crescita del bambino. Il laboratorio civico popolare dovrà porre al vertice della scala delle priorità questo impegno; si dovranno studiare in base alle specificità locali gli strumenti più idonei a perseguire questo obiettivo. In particolare il laboratori Civico potrà valutare la possibilità di offrire un servizio di consulenza alla vita, in sinergia con le associazioni o le fondazioni che già operano in questo ambito.
3Il laboratorio civico dovrà assistere e risolvere, rivolgendosi anche alle strutture di assistenza sociale comunale, le problematiche delle donne in difficoltà, che non sono in grado di portare a termine la gravidanza, per mancanza di sicurezza economica o per problemi di disagio sociale. In questi casi, il laboratorio civico potrà svolgere un importante servizio di presidio sociale in regime di sussidiarietà, e sempre nell’ambito e in sinergia con servizi sociali municipali. Il laboratorio civico dovrà sempre presentare una possibilità di alternativa all’interruzione di gravidanza, aiutando a risolvere i problemi che portano la donna a questa scelta, al quale il laboratorio obbietta sempre.
Il laboratori anche in sinergia con le associazioni per la vita, dovrà sempre esporre tutte le possibilità nel caso di continuazione della gravidanza.
Ove la donna decidesse comunque di interrompere la gravidanza il laboratori civico deve necessariamente rimanere vicino alla donna, ove persiste la sua disponibilità, per supportarla nel tempo successivo, per cercare di stabilizzare la sua condizione sociale e psicologica.
I laboratori Civici Popolari si adoperano per una cultura della VITA

I laboratori civici popolari a sostegno degli anziani

4I laboratori civici popolari si impegneranno direttamente per promuovere e attuare iniziative a sostegno degli anziani, in particolare favorendo la loro partecipazione alle attività del laboratori e l’incontro con le nuove generazioni; il laboratorio dovrà favorire la vicinanza dei giovani con gli anziani affinché le due generazioni possano scambiarsi il proprio bagaglio culturale, umano e di vita. Il laboratori dovrà organizzare progetti che favoriscano lo scambio e l’incontro generazionale. Potranno essere coinvolte associazioni o movimenti giovanili, per esempio proponendo l’iniziativa “adotta un nonno” dove a ciascun giovane o gruppo è associato un anziano in base alle affinità personali e caratteriali dei singoli, sempre nel rispetto reciproco.

I laboratori Civici Popolari si adoperano
per l’incontro e l’unità tra le generazioni


5I laboratori civici popolari si impegneranno direttamente per promuovere e attuare iniziative di assistenza agli anziani, che potrà avvenire in sinergia con le associazioni e i movimenti di volontariato, affinché si organizzi un servizio di assistenza domiciliare od ospedaliera. Inoltre il laboratori potrà predisporre un servizio di supporto alle famiglie con anziani disabili o ammalati, si auspica che questi servizi potranno essere organizzati col supporto del comune o dell’assessorato alle politiche sociali, ove questo non fosse possibile o compromettesse la realizzazione dell’iniziativa, il laboratorio opererà secondo il principio di sussidiarietà e in sinergia con enti od organizzazione benefiche no profit.

 

I laboratori Civici Popolari si adoperano
per un sostegno degli anziani e dei bisognosi

I laboratori civici popolari per la crescita sociale e culturale delle nuove generazioni

6I laboratori civici popolari si impegneranno direttamente per promuovere e attuare iniziative culturali e di crescita delle nuove generazioni. A questo scopo si auspica la partecipazione attiva degli educatori cattolici presenti nelle realtà parrocchiali, sia per l’insegnamento dei valori cristiani sia per infondere la cultura civica e sociale cardine della dottrina sociale cattolica. Si auspica che le parrocchie diventino parte attiva in questa iniziativa offrendo un contributo umano e organizzativo. Ove questo non fosse possibile il laboratorio civico provvederà autonomamente con gli stessi obiettivi.
I laboratori Civici Popolari si adoperano per la crescita culturale della società secondo i principi cattolici


I laboratori civici popolari per la cultura della legalità

I laboratori civici popolari si impegneranno direttamente per promuovere e attuare iniziative  per tutte le generazioni per la diffusone di una culturali  della legalità.
7Questa iniziativa sarà prioritaria in quelle realtà dove è radicata la criminalità organizzata di stampo mafioso, promovendo il senso dello Stato e della legalità.
I laboratori civici in queste realtà potranno attingere all’esperienza eroica dei sacerdoti uccisi dalla criminalità, perché si ribellarono alla loro schiavitù, esempi di emblematici sono stati don Pino Puglisi e don Giuseppe Diana.
Il laboratorio in queste realtà sociali dovrà avere al suo interno membri delle forze dell’ordine o rappresentanti dello Stato di limpida dirittura morale, etica e civile, affinché si radichi nel gruppo e nel territorio la certezza che lo Stato è un istituzione che rappresenta tutti i cittadini onesti.
I laboratori Civici Popolari si adoperano per una cultura della legalità e  del senso dello Stato


Perché impegnarsi nei laboratori civici

Impegnarsi nei laboratori civici popolari significa partecipare alla vita civica e sociale della comunità in cui si vive; impegnarsi per i suoi valori significa credere in loro fermamente e a tal punto che si è spinti ad adoperarsi concretamente perché questi si incarnino in iniziative concrete e necessarie alla comunità.
Impegnarsi nei laboratori civici è un atto di speranza per il futuro, credere che la partecipazione civica possa cambiare la situazione attuale di molte comunità locali non è utopia ma un esercizio di volontà mosso dalla speranza.
Impegnarsi nei laboratori civici per iniziative a sostegno della famiglia o delle necessità locali è un occasione di carità; donando i propri talenti, le proprie capacità impegnandosi nei comitati a favore della società è un gesto di gratuità e dunque d’amore verso gli altri.
Impegnarsi nei laboratori civici senza questi presupposti è impossibile, non perché sia vietato ma perché sarebbe insostenibile e inutile.

I laboratori Civici Popolari una scommessa per “conciliare” Chiesa e Politica

Chiariamo subito che parlando di «Chiesa» bisogna distinguere il duplice significato nel quale il termine viene usato. Nel linguaggio corrente, si intende per «Chiesa istituzione», quella costituita dal Papa, dai vescovi e dai sacerdoti, indicata anche con il termine di «Gerarchia» o di «Pastori». C'è però una seconda accezione, con la quale più esattamente si indica l'intera comunità dei battezzati (Pastori e fedeli laici insieme), unita nell'unico «Popolo di Dio». Pertanto, una cosa è il rapporto dell'istituzione ecclesiastica con la politica e un'altra, ben diversa, l'impegno politico dei fedeli laici, i quali, non meno dei Pastori, sono parte viva ed essenziale della Chiesa «Popolo di Dio».
Per quanto concerne il rapporto tra Chiesa istituzione e politica, il Concilio Vaticano II stabilisce un criterio fondamentale: «La missione propria che Cristo ha affidato alla sua Chiesa non è di ordine politico, economico e sociale: il fine, infatti, che le ha prefisso è di ordine religioso» (Gaudium et spes, n. 42). Tuttavia - spiega - missione «religiosa» non significa affatto disinteresse per la realtà sociale, e in particolare per l'ambito politico; indica piuttosto la prospettiva specifica che la Chiesa ha nei confronti della politica, rimanendo sul piano di un'etica ispirata dalla fede e, nello stesso tempo, razionalmente argomentabile non solo per i credenti. In altre parole, poiché la fede illumina il discorso sull'uomo, la Chiesa istituzione, evangelizzando, compie un servizio che tocca la vita politica intesa come promozione di un modo di presenza nella società (fatto di atteggiamenti interiori, di elaborazioni concettuali e di comportamenti), che sta a monte di ogni ricerca di soluzioni operative
La Chiesa istituzione, quindi, esercita un influsso mediato e indiretto sull'attività politica, in quanto il Vangelo ispira i comportamenti personali e sociali, privati e pubblici, di chi liberamente lo accoglie: «Proprio da questa missione religiosa - esplicita il Concilio - scaturiscono dei compiti, una luce e delle forze che possono contribuire a costruire e a consolidare la comunità degli uomini secondo la legge divina».
Un secondo criterio è strettamente collegato al primo: la Chiesa in quanto istituzione si autoesclude dall'intervenire direttamente nella prassi politica in senso stretto, partitico. Non perché questa sia qualcosa di sconveniente o di «sporco», ma perché, nella sua universalità, la missione religiosa non può divenire «di parte» come è proprio di ogni scelta politica. Precisa Benedetto XVI: «La Chiesa non può e non deve prendere nelle sue mani la battaglia politica per realizzare la società più giusta possibile. Non può e non deve mettersi al posto dello Stato. Ma non può e non deve neanche restare ai margini nella lotta per la giustizia. Deve inserirsi in essa per la via dell'argomentazione razionale e deve risvegliare le forze spirituali, senza le quali la giustizia, che sempre richiede anche rinunce, non può affermarsi e prosperare» (Deus caritas est, n. 28).
Se invece si prende la Chiesa nel suo significato di «Popolo di Dio», allora il criterio fondamentale da tenere presente è la distinzione, all'interno dell'unica missione evangelizzatrice, tra il ruolo dei Pastori e quello dei fedeli laici. Questi, a differenza della Gerarchia, sono chiamati a fare politica in tutte le sue accezioni, con l'«esclusiva» nei casi della «prassi» partitica e amministrativa. Detto in altre parole: nei confronti dell'attività politica militante la Gerarchia si autoesclude da ogni intervento diretto, tuttavia «mediante» l'annuncio e l'educazione alla fede contribuisce a «purificare la ragione» e a risvegliare le forze morali di quanti vi sono impegnati; invece il compito dei fedeli laici in politica è «immediato», essendo loro missione animare le realtà temporali. «Non spetta ai pastori della Chiesa - dice il Catechismo della Chiesa Cattolica - intervenire direttamente nell'azione politica e nell'organizzazione della vita sociale. Questo compito fa parte della vocazione dei fedeli laici, i quali operano di propria iniziativa insieme con i loro concittadini» (n. 2442). «Come cittadini dello Stato - sottolinea Benedetto XVI -, essi sono chiamati a partecipare in prima persona alla vita pubblica. [...] Missione dei fedeli laici è pertanto di configurare rettamente la vita sociale, rispettandone la legittima autonomia e cooperando con gli altri cittadini secondo le rispettive competenze e sotto la propria responsabilità» (Deus caritas est, n. 29).

Il contributo prezioso dei sacerdoti all’interno dei Laboratori Civici Popolari

Il Sinodo mondiale dei Vescovi del 1971, dopo aver ribadito nel suo documento su Il sacerdozio ministeriale (Parte prima, n. 7, e Parte seconda, n. 2) quanto già aveva detto il Concilio - cioè, che i sacerdoti, essendo «Pastori» e testimoni dell'Assoluto, si astengono da ogni coinvolgimento diretto nella prassi politica -, spiega, nel secondo documento da esso approvato su La giustizia nel mondo (Introduzione, n. 7), in che senso il loro ministero religioso può contribuire alla soluzione dei problemi umani e sociali.
La ragione è - dice il documento - che la promozione umana è parte integrante dell'evangelizzazione: «L'agire per la giustizia e il partecipare alla trasformazione del mondo ci appaiono chiaramente come una dimensione costitutiva della predicazione del Vangelo, cioè della missione della Chiesa per la redenzione del genere umano e la liberazione da ogni stato di cose oppressivo». Senza sconfinare dal proprio ambito religioso, i presbiteri evangelizzando contribuiscono a dare un'anima etica alla politica.
Giovanni Paolo II, rifacendosi al Sinodo dei Vescovi del 1971, ha dedicato a questo delicato problema un importante discorso che non ha riscosso l'attenzione che avrebbe meritata (cfr «Il presbitero e la società civile», in L'Osservatore Romano, 29 luglio 1993)
Il Papa, dopo aver riaffermato «la necessità per il presbitero di astenersi da ogni impegno di militante nella politica», stabilisce una chiara differenza tra la sfera privata e il comportamento pubblico. Per quanto riguarda la sfera privata - dice -, è ovvio che ogni sacerdote «conserva certamente il diritto di avere un'opinione politica personale e di esercitare secondo coscienza il suo diritto di voto». Per quanto riguarda, invece, l'atteggiamento pubblico, «il diritto del presbitero a manifestare le proprie scelte personali è limitato dalle esigenze del suo ministero sacerdotale»; anzi, egli «può talvolta essere obbligato ad astenersi dall'esercizio del proprio diritto per poter essere segno valido di unità e quindi annunziare il Vangelo nella sua pienezza. Ancor più dovrà evitare di presentare la propria scelta come la sola legittima
Appartenendo alla Chiesa istituzione, che nella sua universalità non può essere «di parte», un presbitero «di parte» sarebbe una contraddizione in termini.
Per la stessa ragione, va respinta qualsiasi forma di «collateralismo» tra il sacerdote (e, più in generale, la Chiesa istituzione) e un partito, anche se questo fosse cristianamente ispirato. Infatti, da un lato, «a nessuno è lecito rivendicare esclusivamente in favore della propria opinione l'autorità della Chiesa» (Gaudium et spes, n. 43) e, dall'altro, «il cristiano non può trovare un partito pienamente rispondente alle esigenze etiche che nascono dalla fede e dall'appartenenza alla Chiesa» (Compendio della Dottrina Sociale della Chiesa, n. 573).
A questo punto, Giovanni Paolo II ammette la possibilità, in via straordinaria, di un impegno diretto del sacerdote anche nella prassi politica. Non si esclude - dice - che, in gravi situazioni di emergenza, qualora lo richiedesse il bene della comunità, il presbitero possa essere tenuto a un'azione di «supplenza politica». «Si possono dare - spiega il Papa - casi eccezionali di persone, gruppi e situazioni in cui può apparire opportuno o addirittura necessario svolgere una funzione di aiuto e di supplenza in rapporto alle istituzioni carenti e disorientate, per sostenere la causa della giustizia e della pace. Le stesse istituzioni ecclesiastiche, anche di vertice, hanno svolto nella storia questa funzione, con tutti i vantaggi, ma anche con tutti gli oneri che ne derivano». In tal caso, però, il sacerdote non può decidere di sua iniziativa se e come impegnarsi, ma dovrà ottenere la missio per questa azione di «supplenza»; in concreto – come stabilisce il Sinodo del 1971 - egli dovrà agire «col consenso del vescovo, dopo aver consultato il Consiglio presbiterale e - se necessario - la Conferenza episcopale». Deve trattarsi, cioè, di casi veramente rari, di emergenze gravi e limitate nel tempo, cosicché, appena ristabilita la normalità, il presbitero torni a dedicarsi interamente al «compito che è propriamente suo: annunciare il Vangelo, limitandosi a offrire la propria collaborazione in tutto ciò che porta al bene comune, senza ambire né accettare di assumere funzioni di ordine politico».
I Pastori, certo, non possono tacere, ma devono parlare, insegnare ed esprimere giudizi anche su questioni sociali e politiche, offrendo il loro contributo per illuminare le intelligenze e formare le coscienze. I Laboratori Civici Popolari rappresentano un occasione dove questa opportunità può essere spesa, infatti lavorando all’interno del tessuto sociale, il parroco può essere coinvolto e contribuire liberamente alle iniziative che il Comitato promuove nell’ambito della comunità parrocchiale.