2010, Avanti col Progetto per l’Italia
di Luca Gugliotta
E’ passato un anno. Abbiamo
incontrato tanta gente, spiegato, e rispiegato la nostra idea: la
politica deve partire dal basso, democraticamente, affermando davvero
il benecomune; il comune deve essere la Polis centro di una politica
rinnovata da uomini capaci di di «cercare con competenza e
rigore morale soluzioni di sviluppo sostenibile »E’ un
discorso difficile, che merita tempo per essere compreso. Vediamo come è
andata.
La società appare minacciata non
solo dalla crisi economica, ma dall’incapacità di trovare soluzioni in
grado di superare le difficoltà. A questo proposito un’accurata
indagine OCSE di Marco Mira d’Ercole ha dimostrato che: «Le disparità
di reddito tra ricchi e poveri sono maggiori in Italia che
nella media dei paesi Ocse. Le diseguaglianze nella distribuzione
del reddito sono aumentate nel tempo. Oltre il 10 per cento
della popolazione è a rischio povertà, (circa 14mila
euro all’anno per una famiglia di 4 persone nel 2005).Il rischio
povertà sale al 14 per cento per le famiglie con figli, e al 16 per
cento per le persone con meno di 18 anni.Il rischio è
di una chiusura su sé stessi, di pressioni protezioniste, di ostilità
sempre più evidenti nei confronti di immigrati e "diversi". Il costo
dello status quo per la crescita economica futura rischia di essere ben
più salato di quello di riforme, certo ambiziose, ma ben concepite.
»
Il nostro Paese è in una situazione
politica che in molti hanno tentato di analizzare e spiegare, ma
sarebbe impossibile riassumere brevemente tutte le analisi fatte, di
certo la più solida ( e la meno smentita dai fatti ) è quella di De
Rita: «la transizione è stata dominata da tre cicli che hanno
trasformato i costumi e le idee. Il primo ciclo è consistito nella
"personalizzazione " della politica. La crisi delle ideologie ha reso
necessaria la creazione di leadership personali. L'icona di questo
ciclo è stato Craxi. Questo ciclo è ormai esaurito. Il secondo ciclo è
stato quello della " realizzazione di se stessi". Un ciclo, cominciato
nel '68 che ha messo in primo piano la ricerca della propria "liberta" e
non quella del bene comune. E stato il ciclo delle liberazioni, dei
diritti civili, della introduzione del divorzio, dell'aborto e, domani
chissà, della eutanasia. In politica questo ciclo "libertino" è
rappresentato da Berlusconi. Questo ciclo e lo stesso Berlusconi si
stanno sfarinando. Il terzo ciclo è il ciclo del"sindacato del
territorio". Finite le grandi aggregazioni ideali la politica si è
consolidata sulla difesa del territorio. L'icona di questo periodo è
Bossi e la sua egemonia reale sul sistema politico. Questo ciclo non
esaurito ed avrà ancora una influenza sulla politica italiana. »
Noi vogliamo partire dal concetto di
“sindacato del Territorio” coniugando solidarietà e
sussidiarietà.
Abbiamo constatato che grazie a Dio
c’è un patrimonio inesauribile di energia, di capacità, di tenacia, di
generosità che alimenta e sostiente l’Italia nel silenzio e
nell’indifferenza dei media troppo distratti dai reality. La speranza
del nostro paese sono i tanti generosi che si impegnano nei
servizi di volontariato, che in questi giorni di crisi,
anzicche chiudersi nelle proprie difficoltà, donano generosamente del
loro, aiutando chi ha più bisogno. Il nostro Paese si sostiene su
slanci di cuore come quello dell’albergatore di abbruzzese (servizio di
TERRA-TG5 di Tony Capuozzo) che ha annullato le prenotazioni estive
per ospitare i terremotati, e regalando a dei giovani sposi la festa di
nozze; abbiamo ancora l’onestà di chi continua a pagare le tasse
malgrado l’aumento dell’evasione fiscale.
Da quest’anno ci sentiamo di appartenere a questo
popolo di cittadini che operano per il benecomune e si assumono la
responsabiliota di un costume civile.
In un anno ci siamo resi conto che
esiste un paese che vive di apparenza e uno di concretezza.
La classe politica rappresenta anche questa doppiezza. C’è chi vuole
far credere che sia tutto facile e disponibile, e chi invece si dispera
terrorizzato dalla gravità dei problemi ma non è in grado di
risolverli. A nostro parere la politica ancora non riesce a
dare soluzioni convincenti e risolutive all’attuale crisi.
Abbiamo registrato un profondo scollamento tra società civile e
rappresentanza parlamentare, e cosa ancor più grave la classe
politica non riesce a rappresentare le eccellenti capacità che esistono
sperse nel Paese.
Abbiamo costatato l’urgenza di
riaffermare il diritto alla la partecipazione civica e sociale: oggi la
politica tende ad escludere i cittadini che invece sentono il bisogno
di impegnarsi e adoperarsi per iniziative civiche e di pubblico
interesse.
Ci siamo resi conto che una
risposta in grado di dare spazio ai cittadini è offerta dai Laboratori
Civici un luogo di incontro, di servizio, di elaborazione e
partecipazione politica per il benecomune; dove possibile affrontare i
problemi di tutti i giorni, quelli prioritari per il territorio. Sono i
cittadini, insieme alle associazioni, ai movimenti ad affrontarli, con
preparazione e competenza. La legittimità della loro azione deriva dal
Principio di Sussidiarietà, principio cardine dell’insegnamento
cattolico, e riconosciuto dall’Europa moderna, come strumento
indispensabile per l’organizzazione sociale.
Ci siamo impegnati direttamente in questa sfida,
abbiamo lavorato per attivare sul territorio i Laboratori Civici per il
Benecomune e siamo partiti da due municipi romani che per vastità e
popolazione rappresentano un comune come Firenze o Bologna (Municipi XI
e XII, 230 Km2 e 300.000 abitanti per approfondimenti http://www.laboratoribenecomune.blogspot.com/
)
I laboratori civici, sono uno
strumento che valorizza il “localismo che fa bene”, come
segnalato da De Rita, un luogo di partecipazione inserito nel
territorio che pone al centro della “polis” il cittadino. Qui
la politica diventa “Alta”, passaggio naturale, rappresentanza frutto
della partecipazione. Il Comune diventa centro politico come concepito
dal criterio costuzionale «per promuovere lo sviluppo economico, la
coesione e la solidarietà sociale, per rimuovere gli squilibri
economici e sociali, per favorire l’effettivo esercizio dei diritti
della persona »
Quest’anno ha fatto emergere la
difficoltà del mondo cattolico ad appropriarsi dei propri valori, forse
per mancanza di informazione e di supporto: laddove le forze laiche
risultano maggiormente radicate sul territorio, lo spazio di
partecipazione civica degli ambienti cattolici risulta ridotto e
relegato agli ambienti parrochiali. E’ necessario che i movimenti
cattolici rivendichino il diritto alla partecipazione secondo il
principio di sussidiarietà, riapproprianosi dell’azione sociale che per
valori e tradizione gli appartiene.
Di fronte alla diffusa tendenza che vorrebbe
affidare questo sviluppo esclusivamente alle istituzioni politiche ed
economiche, accogliamo come altrettanto urgente il richiamo del Papa
alla responsabilità di ognuno, dei corpi intermedi e della società
civile come protagonisti di una “nuova sintesi umanistica” che
ha lo scopo di rendere la nuova “interdipendenza planetaria”
una “autentica fraternità”.
Ci sentiamo particolarmente
confortati dal richiamo dell’enciclica quando afferma che “possono
essere vissuti rapporti autenticamente umani, di amicizia e di
socialità, di solidarietà e di reciprocità, anche all’interno
dell’attività economica e non soltanto fuori di essa o ‘dopo’ di essa”,
riconoscendo quindi nell’economia e nel lavoro una espressione
autentica del desiderio umano che proprio in questo momento storico
chiede di essere liberata da falsificazioni e strumentalizzazioni.
E’ compito dei vescovi devono
intervenire per valorizzare il patrimonio di volontari che sostiene la
Chiesa Italiana. Già nel 2004 Padre Sorge su Aggiornamenti Sociali
sollevava l’importanta di un’intervento dell’episcopato
italiano: « ai vescovi si chiede cioè che illuminino
le coscienze sia dei politici, sia dei fedeli affinché le riforme
necessarie si compiano in modo responsabile, nel rispetto dei valori
etici e del bene comune. Ciò è tanto più importante oggi, quando chi
governa non cessa di ripetere che vuole cambiare il Paese.»
Andremo avanti con la forza e la
tenacia di sempre, con l’ostinazione di chi crede in ciò che fa, con la
fiducia di chi ci affida le proprie speranze. Non li tradiremo, questo
ci basta.
Note:
[1] Giuseppe De Rita i tre cicli
della Politica Convegno pubblico del 17 giugno 2009
[2] Marco Mira d'Ercole, Famiglie a disagio in
Italia- La Voce.info 21.10.2008
[3] Bartolomeo Sorge -Il silenzio dei vescovi
sull'Italia- Aggiornamenti Sociali Marzo 2004
[4] Giuseppe De Rita Il localismo che fa bene
Corriere della Sera 9 Febbraio 2003
ISCRIVETEVI AL SOCIAL NETWORK DEL
PROGETTO PER L'ITALIA
http://comitatiperlitalia.ning.com/
|